VEGATEST: come nasce, cosa è e a cosa serve

Con il Vegatest è possibile rilevare i disturbi funzionali in atto e le relative cause, ottenendo in questo modo un quadro preciso dello stato di salute/malattia.

La diagnosi viene effettuata con una macchina il cui funzionamento ricorda quello di un ecografo. La macchina rileva in modo non invasivo le informazioni sullo stato di salute della persona  e aiuta nella diagnosi seguendo i dettami della medicina alternativa.

Il campo d’azione diagnostico del Vegatest sarà:

  •     Diagnosi funzionali di disturbi organici
  •     Intolleranze alimentari e regolazione del metabolismo
  •     Allergie e carenze alimentari
  •     Età biologica, geopatie, infezioni ed intossicazioni
  •     Test catene causali
  •     Disbiosi
  •     Stress,focolai, disturbi psicosomatici
  •     Scelta terapia efficace e tollerata.

In base a tutto ciò viene fatta la ricerca delle intolleranze alimentari : le fiale memorizzate non sono la diluizione omeopatica degli organi testati ma quella dei cibi  più comunemente ingeriti. Si leggerà la risposta dell’organismo a questo stress indotto, e soprattutto la sua capacità a regolare, cioè a saper eliminare l’evento disturbante.
Se risulta che l’organismo non riesce a regolare un cibo, significa che questo è uno stress troppo forte e verrà eliminato dalla dieta per un certo periodo. Successivamente sarà reintrodotto gradualmente, dopo aver messo il corpo in grado di metabolizzarlo senza stress e  dispendi energetici, con diete adeguate o terapie naturali di supporto.

INTOLLERANZE ALIMENTARI

Fin dai tempi antichi si era notato come l’alimentazione potesse essere causa di malattie; Ippocrate stesso si era reso conto che “alcuni individui non tolleravano determinati alimenti che altri utilizzavano senza subire alcun danno”.

Il padre della medicina fu il primo, per esempio, a parlare di reazioni allergico-intolleranti al latte, che si manifestavano con disturbi digestivi e orticaria, tanto che affermò: “lascia che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo”.

L’idea che l’allergia ai cibi o alle sostanze chimiche possa causare alterazioni nell’organismo è accettata da tutti, ma se viene considerato normale che le reazioni si presentino come rash cutanei, edemi, raffreddori, asma…. quello che ancora raramente viene considerato è che le allergie alimentari possano provocare alterazioni a carico di qualsiasi organo/apparato/sistema, comprese le funzioni caratteriali e comportamentali.

Il meccanismo che causa lo scatenamento di queste manifestazioni si deve ricercare nell’alterata reazione del sistema immunitario, il sistema di difesa dell’organismo, che, in presenza di alcuni alimenti, li riconosce come dannosi ed estranei e di conseguenza reagisce.

Il sistema immunitario è composto da fagociti e linfociti, questi ultimi di tipo B e T; quelli di tipo B producono immunoglobuline (anticorpi) di tipo A,G,M,E.

Quando l’ipersensibilità dipende dalle immunoglobuline E (allergia classica), all’introduzione del cibo la sintomatologia scoppia subito (es. fragole). Nel caso di una intolleranza, mediata dalle immunoglobuline A e G, la reazione è più lenta e i sintomi insorgono ore o addirittura giorni dall’introduzione dell’alimento; talora è necessario ripetere per più giorni l’introduzione dell’alimento per poter vedere comparire dei sintomi.

L’introduzione di un alimento verso cui esiste intolleranza è in pratica come una specie di “avvelenamento”, di fatto abbastanza lento, anche se l’organismo è in grado di riconoscere la presenza del “nemico” (stress) in modo istantaneo. Se per esempio abbiamo una intolleranza al latte e prendiamo cappuccino e brioche, questo può non essere sufficiente a scatenare dei sintomi; nel corso della notte poi l’organismo cercherà di disintossicarsi. Se però il giorno dopo mangiamo biscotti a colazione, a pranzo e a cena mettiamo parmigiano sulla pasta e il terzo giorno facciamo merenda con un gelato, arriviamo al limite di guardia con le tossine; quando infine il quarto giorno riprenderemo il cappuccino avremo i nostri sintomi, per esempio la cefalea.

Nasce così l’esigenza di un test per chiarire la confusione: infatti la prima volta con il cappuccino non abbiamo cefalea, mentre la seconda volta sì.

Le metodiche di indagine sono molte, il VEGATEST  è una di queste.